Tra storia e natura, i segreti della Valmalenco non si esauriscono mai. Oggi andiamo a scoprire insieme come si raggiunge il Passo del Forno, sul confine tra Svizzera ed Italia. Un luogo dove la natura selvaggia ed incontaminata incrocia inevitabilmente la storia dell’umanità, in una delle pagine più cupe del nostro passato.

Indice
Da dove si raggiunge il Passo del Forno?
Il Passo del Forno è uno stretto valico collocato al confine tra la Val Bona (Valmalenco) e l’Engadina, in Svizzera.
Può essere raggiunta dal versante italiano partendo dal villaggio alpino di Chiareggio. Una volta entranti in paese lo si attraversa completamente fino a raggiugere l’ ampio parcheggio in prossimità del torrente Màllero, dove è possibile posteggiare l’auto.
Da qui, si seguono le indicazioni per località Forbesina, dove avrà inizio l’escursione vera e propria.
Quanto è difficile salire al Passo del Forno?
LA SCHEDA TECNICA
- Località: Valmalenco, Alpi Retiche – Lombardia
- Partenza/Quota: Chiareggio – Pian del Lupo ( 1.612 mslm)
- Arrivo/Quota: Passo del Forno (2.775 mslm)
- Tempo di salita: 4 ore
- Tempo di discesa: 3,5 ore
- Dislivello totale salita: 1150 m
- Gradi di difficoltà: Escursionistica (E)
- Periodo consigliato: Luglio – Settembre.
Attenzione: possibilità di trovare neve ad inizio stagione.
L’ITINERARIO IN BREVE – LA SALITA
- Dal parcheggio di Pian del Lupo si seguono le indicazioni per Alpe Vazzeda/Rifugio del Grande Camerini/Alpe Forbesina.
- Dopo aver attraversato il ponte sul Màllero, il sentiero si addentra nella pineta del Pian del Lupo, guadagnando man mano pendenza
- Dopo circa 150 m di dislivello si arriva all’Ape Vazzeda Inferiore (1.832 m – circa 30 minuti dalla partenza). Si prosegue seguendo il segnavia nr. 301-326 per Alpe Vazzeda Superiore/Rifugio Camerini.
- Poco prima dell’Alpe Vazzeda Superiore iniziano ad intravedersi i segni bianco/blu, utilizzati in valle per indicare i sentieri che portano in Svizzera. Da qui in avanti troveremo questa segnaletica lungo tutto il percorso.
- A quota 2.025 m si giunge all’Alpe Vazzeda Superiore; da qui si segue il segnavia nr. 326 per Passo del Forno, segnato a 3 ore, ignorando le indicazioni per il Rifugio Camerini.
- Si prosegue lungo questa traccia, sempre seguendo le indicazioni per il sentiero nr. 326, fino a giungere al Passo del Forno (2.775 m – 4 ore dalla partenza).
L’ITINERARIO IN BREVE – LA DISCESA
La discesa avviene per il medesimo itinerario della salita.

Il Passo del Forno: quando storia e natura intrecciano i loro destini
Mercoledì 28 Agosto 2024 – ore 11
Mancano una manciata di metri per raggiugere lo stretto valico che mi si apre davanti. Sono partita questa mattina presto da Chiareggio, insieme a mio fratello Stefano, mio marito Simone ed i miei genitori.
L’obiettivo è quello di raggiungere il passo Forno, salire sulla cima del Monte Forno e, ritornati al passo, scendere in Val Engadina, verso La Forno Hütte, oltre il confine di stato.
Già, il confine: a poca distanza da me, oltre il passo, si aprono le selvatiche vallate della Svizzera. Chissà se in passato anche questo valico è stato usato da contrabbandieri o partigiani, come il vicino Passo del Muretto.
Sono sempre rimasta affascinata da come montagna e storia hanno intrecciato i loro destini nel nostro passato…Mi fa riflettere su quanto l’uomo sia passeggero su questo terra, mentre le Alpi, i giganti di roccia, sono testimoni silenziosi ed inermi delle scelte che ogni giorno l’umanità compie.
Persa in questo modo nei miei pensieri, mi aggrappo ad una roccia per facilitare il mio cammino e le mie dita sfiorano inaspettatamente un oggetto metallico.
E’ una targa commemorativa, piuttosto vecchia a giudicare dal suo colore rosso ruggine, con le scritte talmente sbiadite che si leggono a fatica.
Con un po’ di interpretazione riesco a decifrare quanto riportato: “Ettore Castiglioni, 12 Marzo 1944 – alpinista patriota”.
Ettore Castiglioni? Il suo nome nel mondo dell’alpinismo non mi è del tutto nuovo, ma non ne so abbastanza. E poi, come ha fatto a meritarsi questa targa in un posto tanto sperduto?
La mia è curiosità è troppa, così chiedo all’unica persona che può darmi una risposta più o meno certa: “Papà, chi è Ettore Castiglioni?”

É così che scopro che Ettore Castiglioni è stato uno dei grandi nomi dell’alpinismo italiano nella prima metà del ‘900. Nato a Milano, studiò per diventare avvocato e ben presto venne “iniziato all’alpinismo” dai suoi due fratelli, Bruno e Manlio.
Crebbe, alpinisticamente parlando, sulle dolomiti ed aprì poco meno di 200 nuove vie insieme ai suoi più fidati compagni di cordata.
Al calare del mese di maggio del 1943, la Storia, come una grande regista, lo volle protagonista di una delle sue pagine più buie: la Grande Guerra.
Venne infatti richiamato alle armi come tenente istruttore degli Alpini alla SMALP di Aosta, per poi diventare istruttore di due corsi di alpinismo per i militari, a Passo Tre Croci, in Veneto, e alla Scuola Militare di Ollomont, in Valle d’Aosta.
Qualcosa “non quadrava”, però, nella mente e nel cuore del giovane alpinista. Pur essendo legato alla sua patria, non tollerava il regime fascista, dal quale iniziò pian piano a prendere le distanze.
Nel settembre di quello stesso anno si ritirò in una malga sull’Alpe di Berio, a Valpelline, tra Svizzera ed Italia.
Fu proprio lì, in quelle valli di confine tra gli orrori della guerra ed il miraggio di un paese libero, che, aiutato da un gruppo di ex-commilitoni, iniziò ad accompagnare oltre confine alcuni dissidenti politici ed ebrei, mettendoli in salvo dalle leggi razziali.
Per rendere più facile le operazioni di salvataggio, il gruppo guidato da Castiglioni contrabbandava con le guardie svizzere forme di formaggio.
L’ 8 Settembre venne arrestato e accusato di contrabbando; rinchiuso inizialmente nelle carceri del vallese, venne rimpatriato l’11 novembre, con il divieto di mettere nuovamente piede in suolo Elvetico.
Ma Ettore Castiglioni era un alpinista, e l’alpinismo porta inevitabilmente l’uomo a non piegare la mente ed il cuore alle ingiustizie.
Dopo un breve periodo a Milano, durante il quale provò ad organizzare un nuovo gruppo come quello in Valpelline, senza riscontro positivo, decise di tornare in montagna da solo, attraverso il passo del Maloja. Era marzo del 1944.
Non sono conosciute le vere ragioni che lo spinsero ad affrontare questa scelta. I suoi diari, racconti della sua vita e delle sue escursioni, che con cura minuziosa aveva compilato per tutti questi anni, si interrompono poco prima di questo suo ultimo atto di libertà.
Di fatto venne nuovamente arrestato e rinchiuso all’Hotel Longhin a Maloja, spogliato dagli scarponi e della giacca a vento, per evitare una sua nuova possibile fuga.
Forse i suoi carcerieri avrebbero dovuto saperlo: è impossibile rinchiudere un alpinista libero…Castiglioni riuscì nuovamente a scappare, avvolgendo piedi e corpo in alcune lenzuola trovate nel suo alloggio, nel vano tentativo di proteggersi dal freddo esterno.
Si incamminò in direzione passo del Forno, che riuscì ad attraversare alle prime luci dell’alba, prima di accasciarsi, sfinito, ai piedi di quella grande roccia che oggi riporta una targa in sua memoria.
Ettore era tornato nella patria che tanto amava, attraverso quelle montagne che ne avevano plasmato il cuore e lì, il 12 marzo 1944, andò incontro al destino che la Storia aveva scelto per lui.
Grazie all’aiuto che aveva portato a diversi rifugiati politici ed ebrei, Ettore Castiglioni fu proclamato “Giusto dell’Umanità” dal Comune di Milano, il 6 marzo 2017.
I suoi diari sono stati raccolti nel libro: “il giorno delle Mesules – diari di un alpinista anifascista” di cui vi consiglio vivamente la lettura.
Il Passo del Forno: itinerari concatenati
Una volta raggiunto il Passo del Forno si aprono infinite possibilità per visitare queste terre di confine.
Classica salita, di difficoltà alpinistica, è quella che vi permette di raggiungere la cima del Monte del Forno, circa 500 m di dislivello sopra al passo.
Si tratta di una escursione difficile, che prevede l’attraversamento di tratti molto esposti, protetti da catena, dove è possibile far uso dell’imbrago e kit da Ferrata.
La cima, a quota 3.213 mslm, ripaga sicuramente della fatica, con un panorama magnifico sulle Alpi Svizzere e sul ghiacciaio del Forno.
In alternativa, un’escursione sicuramente più semplice è quella che permette di raggiungere la Capanna del Forno, con un percorso in discesa di circa 30 minuti in territorio elvetico.
Dal rifugio il panorama sul ghiacciaio del Forno è sicuramente unico, così come la torta dell’Engadina preparata dai gestori. Se chiedete loro come l’ hanno fatta vi risponderanno: “impastando burro con altro burro e aggiungendo burro…ah sì, anche miele e noci!”.
Vi ho convinto a raggiungere la Capanna?


Molto bello il post, complimenti. Un solo piccolo appunto: Ettore Castiglioni non è nato a Milano, ma in Trentino, precisamente a Ruffré (Val di Non) il 28 agosto 1908.